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martedì 29 dicembre 2015

IL SOCIAL PESCATORE

La modernità si sa è foriera di cambiamenti. Incredibili, sconvolgenti, positivi o negativi. Non entrerò nel merito di quest'ultima dicotomia che sfocia più nella filosofia che nella attività alieutica.
È esattamente della pesca di cui voglio analizzare i cambiamenti. Perchè se è vero che la modernità muta gli strumenti e le dinamiche, inevitabilmente essi hanno come conseguenza di cambiare profondamente anche noi (pescatori). È infatti in questi ultimi anni che, oltre a laghetti a pagamento, materiali sempre più performanti, infinite (e la maggior parte delle volte sterili) diatribe se provoca più danni l'inquinamento o il temutissimo siluro, come dicevo si è sempre più plasmata una nuova scioccante figura: il social pescatore!
Le sue mani, come una sorta di mitologica creatura, sono fuse con la tastiera/tablet/smartphone.
Il suo tempo libero, e non, lo trascorre con la testa dentro lo schermo del suddetto computer/ tablet/smartphone collegato con chissà quale social network.
Ma attenzione, non parlo di coloro che, legittimamente, "postano" una foto di un pinnuto trofeo sulla propria bacheca o di chi alle prime armi (o non) chiede consiglio a qualche "comunità" per avere un quadro più completo.
Queste motivazioni sono giuste e anzi consigliabili per conoscere questo mondo a 360 gradi.
Parlo di alcuni che, elevati motu proprio a paladini di sportività ed ecologia (spesso con alle spalle anni giovanili di grasse padellate di pesce), si dimenticano che filosofie come il catch and release le hanno "inventate" ed attuate generazioni a molti anni di distanza da loro, generazioni di sicuro più giovani. Spesso questo è proprio il motivo per il quale, oltre forse all'invidia, si sfogano tramite touch screen, inveendo senza insegnare ed invece di essere "vertici" della loro comunità (vantandosi...che poi sai che soddisfazione) si trasformano in capi cheerleader (con annesso stuolo di aiuto-cheerleader) che fanno il bello e cattivo tempo, con il ditino puntato e l'occhio clinico, dediti alla social accusa tra le quali: "il pesce non si tiene in quella maniera","il dito non va così","il vento potrebbe danneggiare il pesce" (l'ultima l'ho inventata).

Questo per dire che quando vado a pesca (quella vera) il massimo alterco che posso avere con un pescatore è se pesca troppo vicino a me (mai successo). Rimpiango quei gentili cenni di saluto quando si incontra un'altra persona con la mia stessa passione lungo il corso d'acqua, quando si scambiano due chiacchiere sulla montatura, ecc. Ho sempre notato rispetto tra noi pescatori e non quel deleterio nonnismo che troppo spesso si nota su questi mezzi. 
Quindi questo mi fa domandare: sono veri pescatori questi ultimi?  

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