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lunedì 17 marzo 2014

Il luccio

Forse il suo aspetto. O forse la sua mole. O forse ancora la sua nomea.
Fatto sta che il luccio incarna al meglio gli ideali di combattività e spirito sportivo che ogni pescatore a spinning ricerca in una preda... o un predatore.
Già perché l'esocide che descriveremo fa dello scatto, del mimetismo e dell'infallibilità predatoria
il marchio di fabbrica di un predone temuto anche nei tempi antichi.

CARATTERISTICHE:
Nel 1758 un certo Linneo lo definì Esox Lucius della famiglia degli Esocidi, ordine dei Clupeiformi. Ma cosa descrivono tutti questi nomi cosi singolari?
La forma più simile al quale lo potremo accostare è quella di un siluro: corpo cilindrico, rastremato verso la pinna caudale, compresso orizzontalmente sul muso e con il “motore” nella parte posteriore per ma massima spinta propulsiva.
Non si può confondere con nessun altro pesce. La bocca, il cosiddetto “becco d'anatra”, è armata con circa 700 denti orientati verso l'interno distribuiti tra il palato e la faringe passando per gli archi labiali e la lingua. La mascella inferiore sopravanza quella inferiore donandogli un aspetto davvero aggressivo.
Gli occhi piccoli gli permettono comunque una visione completa, se escludiamo il punto cieco sotto il ventre il che influisce anche sulla sua strategia predatoria.
La livrea mimetica costituita da piccole scaglie tondeggianti disegna un camuffamento fatto di striature irregolari con toni dal grigio al verde oliva che diventa via via più scuro sul dorso (quasi nero) e più chiaro sul ventre (tendente al bianco sporco, giallo). Le piccole pinne pettorali, usate per stazionare in un determinato punto, sono piccole e distaccate rispetto alle altre. Infatti, come accennato, la pinna dorsale e quella ventrale sono molto arretrate quasi in corrispondenza della strozzatura caudale, pinna quest'ultima notevolmente sviluppata.
Introdotto in Italia dal Medioevo questo pesce è in realtà uno dei pochi originario sia dell'Eurasia (in particolare dal centro Europa sino a oltre l'Europa Orientale) sia dell'areale del Nord America. Uno dei più grandi predatori del nostre acque può raggiungere il metro e mezzo di lunghezza e pesare oltre i 30 chili con un accrescimento annuo tra i 900 gr. e il chilo e mezzo osservabile soprattutto negli esemplari femminili, più grandi dei maschi.

COMPORTAMENTO:
La predazione avviene secondo strategie ben definite.
Stazionando al limite della corona di erbai o salti di profondità (lanche in caso di fiumi o rogge in caso di esondazioni), il luccio si affida alle sue caratteristiche morfologiche che gli permettono rapide accelerazioni e scatti fulminei. Non insegue, quindi, la preda, in genere di massa compresa tra il 10 e il 25% della propria, ma tende agguati. Difficilmente lo vedremo compiere slanci chilometrici come avviene per altri pesci. Questo comportamento è osservabile, in maggior quantità quando si vengono a configurare determinate circostanze:
1) temperatura dell'acqua compresa tra i 10 e i 20 °C, range ottimale
2) in caso di mancata predazione, in quanto il luccio ha una digestione davvero lunga, il che contribuisce alla sua nomea di pesce lunatico.
Durante il periodo della riproduzione, che va da febbraio ad aprile, la sua livrea si colora di riflessi bronzei.
La femmina depone circa 25.000 uova per chilo di peso che, grazie ad una particolare sostanza, aderiscono alla flora sottomarina. Dopo poche settimane si schiudono e gli avannotti si nutrono prima di plancton fino a predare piccoli pesci assumendo via via un comportamento perfino cannibale.

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