
Pensate ad un pesce. Ad un predatore. Forse il migliore dei predatori. Un divoratore, la cui nomea è nota fin dall'antichità. Dalle abilità innate dei grandi squali oceanici. Dall'aspetto spaventoso e dalla massa corporea a volte scioccante. E ora guardate verso il fiume della vostra città.
E se vi dicessi che si trova proprio sotto di voi?
Se pensate sia impossibile allora non avete mai incontrato quello che per Linneo era Silurus Glanis, per gli inglesi Wels catfish e per noi semplicemente Siluro.
E se vi dicessi che si trova proprio sotto di voi?
Se pensate sia impossibile allora non avete mai incontrato quello che per Linneo era Silurus Glanis, per gli inglesi Wels catfish e per noi semplicemente Siluro.
CARATTERISTICHE:
Facente parte della grande gruppo dei pesci gatto, che conta circa 2250 specie, (come per altro il Silurus Aristotelis, unico altro siluro europeo) il Glanis (ordine: siluriformi, famiglia: siluridi) è sicuramente il pesce d'acqua dolce, non migratore anadromo, più grande che potremmo trovare nelle nostre acque. Proveniente infatti dall'areale dell'Europa centrale e orientale , si è diffuso da noi tra gli anni '50 e '60 introdotto in special modo nella zona del Po.
Ma come riconoscerlo?
Il siluro è caratterizzato da una forma notevolmente idrodinamica, con la testa compressa nella parte superiore ed un corpo che si comprime via via verticalmente verso la coda. Possiede pinne dorsali e pettorali scarsamente sviluppate rispetto a quella anale che è molto estesa fino a congiungersi alla pinna caudale a delta.
Per quanto riguarda la colorazione anche in questo caso ogni caratteristica è finalizzata al miglior mimetismo possibile. L'addome, infatti, possiede un colorito ocra, il dorso tendente al verde scuro (che tende a mutare di intensità a seconda dell'insolazione) e soprattutto i fianchi marmorizzati con accostamenti di grigio, nero e verde lo rendono praticamente invisibile in acqua torbida.
La pelle, perché di questo si tratta, è sprovvista di squame ma ricca di muco che gli permette un'ottima mobilità su ogni ostacolo.
L'apparato boccale è dotato di corti denti cilindrici (presenti anche sul vomere) assicurati su due placche mandibolari. Pur non essendo particolarmente affilati e somiglianti più a carta vetrata al tatto, adempiono perfettamente al loro compito. Infatti una volta “aspirata” la preda permettono una chiusura ermetica della bocca non concedendo alla preda di sfuggire. Con il medesimo scopo, una sorta di reticolo cartilagineo protegge ogni opercolo branchiale.
Ma forse la caratteristica più affascinante di questo predatore è la sua capacità di percezione di ciò che lo circonda. In un essere umano la prima arma di captazione è la vista, poi l'udito, l'olfatto, il tatto e poi il gusto.
Per il siluro il discorso è “leggermente” diverso.
Premettendo che è un pesce che fa del fondo dei laghi e dei fiumi il suo habitat e della notte il suo teatro di caccia prediletto, viene conseguente pensare che la luce a cui è soggetto sia esigua. Quindi la vista per questo animale è relegata ad ultima risorsa essendo scarsissimamente sviluppata poiché i due piccoli occhi di color giallo con leggere macchioline marroni sono assolutamente superflui.
La maggior parte della captazione avviene grazie ai due lunghi barbigli, posti al di sopra del labbro superiore, e ai quattro, posti inferiormente al muso (sei in tutto, differente dai pesci gatto che ne posseggono otto), capaci di scandagliare vaste porzioni d'acqua alla ricerca di ogni minima vibrazione che si spande nell'acqua, molto più densa dell'aria.
Un'altra arma, forse la più inaspettata, sono le cosiddette “Ampolle di Lorenzini”. Questi organi sensoriali, presenti in prevalenza negli squali, fungono da recettori sensibili agli impulsi elettrici di origine nervosa che il cervello delle preda invia ai muscoli della stessa. Esse regalano quindi un'esatta mappatura della fauna intorno a sé.
Il senso del udito è assolto dalla linea laterale. “Follicoli” sensibili alle vibrazioni, che nel siluro si prolungano sino alla pinna caudale senza soluzione di continuità. La presenza di un padiglione auricolare, come nell'uomo, non trova utilità in acqua quindi tutti i suoni captati dalla linea laterali sono amplificati dalla vescica natatoria e decodificati dall'orecchio interno.
Ultimo, il senso del gusto, è estremamente sviluppato nel siluro non solo, come si potrebbe pensare, nel suo apparato boccale. Infatti i recettori del gusto sono sparsi su tutta la superficie del corpo essendo cosi in grado di catturare sapori trasportati dalla corrente anche a molta distanza.
Praticamente una perfetta macchina da guerra che, in sintonia con la sua capacità di adattamento ad ogni tipo di acque, spiega il motivo della sua crescita esponenziale sul nostro territorio.
Il siluro è caratterizzato da una forma notevolmente idrodinamica, con la testa compressa nella parte superiore ed un corpo che si comprime via via verticalmente verso la coda. Possiede pinne dorsali e pettorali scarsamente sviluppate rispetto a quella anale che è molto estesa fino a congiungersi alla pinna caudale a delta.
Per quanto riguarda la colorazione anche in questo caso ogni caratteristica è finalizzata al miglior mimetismo possibile. L'addome, infatti, possiede un colorito ocra, il dorso tendente al verde scuro (che tende a mutare di intensità a seconda dell'insolazione) e soprattutto i fianchi marmorizzati con accostamenti di grigio, nero e verde lo rendono praticamente invisibile in acqua torbida.
La pelle, perché di questo si tratta, è sprovvista di squame ma ricca di muco che gli permette un'ottima mobilità su ogni ostacolo.
L'apparato boccale è dotato di corti denti cilindrici (presenti anche sul vomere) assicurati su due placche mandibolari. Pur non essendo particolarmente affilati e somiglianti più a carta vetrata al tatto, adempiono perfettamente al loro compito. Infatti una volta “aspirata” la preda permettono una chiusura ermetica della bocca non concedendo alla preda di sfuggire. Con il medesimo scopo, una sorta di reticolo cartilagineo protegge ogni opercolo branchiale.
Ma forse la caratteristica più affascinante di questo predatore è la sua capacità di percezione di ciò che lo circonda. In un essere umano la prima arma di captazione è la vista, poi l'udito, l'olfatto, il tatto e poi il gusto.
Per il siluro il discorso è “leggermente” diverso.
Premettendo che è un pesce che fa del fondo dei laghi e dei fiumi il suo habitat e della notte il suo teatro di caccia prediletto, viene conseguente pensare che la luce a cui è soggetto sia esigua. Quindi la vista per questo animale è relegata ad ultima risorsa essendo scarsissimamente sviluppata poiché i due piccoli occhi di color giallo con leggere macchioline marroni sono assolutamente superflui.
La maggior parte della captazione avviene grazie ai due lunghi barbigli, posti al di sopra del labbro superiore, e ai quattro, posti inferiormente al muso (sei in tutto, differente dai pesci gatto che ne posseggono otto), capaci di scandagliare vaste porzioni d'acqua alla ricerca di ogni minima vibrazione che si spande nell'acqua, molto più densa dell'aria.
Un'altra arma, forse la più inaspettata, sono le cosiddette “Ampolle di Lorenzini”. Questi organi sensoriali, presenti in prevalenza negli squali, fungono da recettori sensibili agli impulsi elettrici di origine nervosa che il cervello delle preda invia ai muscoli della stessa. Esse regalano quindi un'esatta mappatura della fauna intorno a sé.
Il senso del udito è assolto dalla linea laterale. “Follicoli” sensibili alle vibrazioni, che nel siluro si prolungano sino alla pinna caudale senza soluzione di continuità. La presenza di un padiglione auricolare, come nell'uomo, non trova utilità in acqua quindi tutti i suoni captati dalla linea laterali sono amplificati dalla vescica natatoria e decodificati dall'orecchio interno.
Ultimo, il senso del gusto, è estremamente sviluppato nel siluro non solo, come si potrebbe pensare, nel suo apparato boccale. Infatti i recettori del gusto sono sparsi su tutta la superficie del corpo essendo cosi in grado di catturare sapori trasportati dalla corrente anche a molta distanza.
Praticamente una perfetta macchina da guerra che, in sintonia con la sua capacità di adattamento ad ogni tipo di acque, spiega il motivo della sua crescita esponenziale sul nostro territorio.
COMPORTAMENTO:
Come detto il glanis è un pesce che si adatta bene ad ogni tipo di clima e condizione chimica dell'acqua. Questo vuol dire anche alla temperatura.
Il siluro ha un range termico ottimale che va dai 25 C° ai 7,5-8 C°. Fuori da questo intervallo rallenta la sua attività, come per esempio in inverno quando il suo ciclo digestivo rallentato non gli permette cacciate frequenti con buona pace di noi spinner. È proprio in questo periodo che i giovani esemplari si riuniscono in gruppi mentre gli esemplari adulti mostrano un comportamento meno gregario.
La frega avviene tra maggio e giugno e si svolge secondo un rituale ben preciso. Il maschio prepara il letto di frega dove la femmina si limiterà a deporre le uova (circa 300.000). Per un mese circa il maschio sorveglierà il nido fin quando non avverrà la schiusa, all'incirca verso i 20 C°.
Come detto il glanis è un pesce che si adatta bene ad ogni tipo di clima e condizione chimica dell'acqua. Questo vuol dire anche alla temperatura.
Il siluro ha un range termico ottimale che va dai 25 C° ai 7,5-8 C°. Fuori da questo intervallo rallenta la sua attività, come per esempio in inverno quando il suo ciclo digestivo rallentato non gli permette cacciate frequenti con buona pace di noi spinner. È proprio in questo periodo che i giovani esemplari si riuniscono in gruppi mentre gli esemplari adulti mostrano un comportamento meno gregario.
La frega avviene tra maggio e giugno e si svolge secondo un rituale ben preciso. Il maschio prepara il letto di frega dove la femmina si limiterà a deporre le uova (circa 300.000). Per un mese circa il maschio sorveglierà il nido fin quando non avverrà la schiusa, all'incirca verso i 20 C°.
In molte zone il siluro (ma in genere ogni pesce alloctono) è purtroppo entrato in competizione con le specie locali.
La convivenza tra specie di differenti areali ha come conseguenza un'innegabile impoverimento della biodiversità ittica questo perché quando una specie nuova riempie la nicchia di un'altra cresce in modo esponenziale fino alla saturazione dell'ambiente per poi stabilizzarsi per evitare l'auto-annientamento. Questo è ciò che è successo.
Questo ha provocato (come è stato per il luccio nel secolo passato) una sorta caccia alle streghe, con voci di mostri che mangiano ogni giorno un quantitativo di pesce pari al proprio peso o attacchi scriteriati a papere o cani. Nulla di tutto ciò succede realmente.
È fuori di dubbio che il siluro si sia imposto su altre specie ritagliandosi uno spazio con la forza, ma molta gente non calcola che, un esempio su tutti, il siluro, arrivato a grandezze facilmente visibili nelle nostre acque, aggiunge un pesce alla sua dieta: il siluro stesso, diventando così bioregolatore della sua stessa specie. Il siluro in rari casi mangia uccelli acquatici, in nessuno cani o persone (come qualche leggenda metropolitana vuol far credere) e soprattutto mangia al massimo il corrispettivo del 10 % della sua massa corporea.
So per certo che molte popolazione di carpe, tinche, lucci e via discorrendo si siano impoverite, ma è altrettanto vero che pesci come siluro e aspio hanno dato nuova vita a zone morte che non vedevano più il passaggio di un pescatore da anni. Non è l'uccisione di massa che risolverà la “questione siluro” (semmai fosse reversibile).
La convivenza tra specie di differenti areali ha come conseguenza un'innegabile impoverimento della biodiversità ittica questo perché quando una specie nuova riempie la nicchia di un'altra cresce in modo esponenziale fino alla saturazione dell'ambiente per poi stabilizzarsi per evitare l'auto-annientamento. Questo è ciò che è successo.
Questo ha provocato (come è stato per il luccio nel secolo passato) una sorta caccia alle streghe, con voci di mostri che mangiano ogni giorno un quantitativo di pesce pari al proprio peso o attacchi scriteriati a papere o cani. Nulla di tutto ciò succede realmente.
È fuori di dubbio che il siluro si sia imposto su altre specie ritagliandosi uno spazio con la forza, ma molta gente non calcola che, un esempio su tutti, il siluro, arrivato a grandezze facilmente visibili nelle nostre acque, aggiunge un pesce alla sua dieta: il siluro stesso, diventando così bioregolatore della sua stessa specie. Il siluro in rari casi mangia uccelli acquatici, in nessuno cani o persone (come qualche leggenda metropolitana vuol far credere) e soprattutto mangia al massimo il corrispettivo del 10 % della sua massa corporea.
So per certo che molte popolazione di carpe, tinche, lucci e via discorrendo si siano impoverite, ma è altrettanto vero che pesci come siluro e aspio hanno dato nuova vita a zone morte che non vedevano più il passaggio di un pescatore da anni. Non è l'uccisione di massa che risolverà la “questione siluro” (semmai fosse reversibile).
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