L'incredibile “incremento demografico” di quelli che tutti chiamano laghetti a pagamento ha portato molti spinningofili ad avere nuove destinazioni di pesca (soprattutto nel periodo invernale) che, fino qualche tempo fa, i puristi eludevano come la peste.
Una tecnica che fa dell'unicità e della comodità del proprio ecosistema, che sia cava artificiale o laghetto naturale, il proprio marchio di fabbrica.
Infatti considerando gli attrezzi da noi utilizzati , le abitudini alimentari e il comportamento stagionale della trota all'interno dello specchio d'acqua ci accorgiamo di quanto questa disciplina necessiti di una continua attenzione (e reazione) ai suoi diversi mutamenti tanto più repentini, tanto più esigue le dimensioni dello spot.
Quindi analizzeremo in dettaglio proprio questi tre macro-aspetti in modo completo per ottenere lo strike in ogni situazione.
Attrezzatura:
Eccoci davanti ad una rastrelliera con una miriade di canne da pesca, poco sotto una pletora di mulinelli di varie grandezze (e vari prezzi), alle spalle del commesso migliaia di rocchetti numerati e, dietro di noi, una varietà incredibile (e forse inutile) di coloratissimi pesciolini di plastica. Questo è il quadro che si presenta ad ogni buon pescatore all'interno di un negozio specializzato.
Ma cosa scegliere? Sicuramente un equipaggiamento leggero.
La base di una attrezzatura universale si compone di una canna sui 210-240 cm. che lanci non oltre i 15 grammi dotata di anelli obbligatoriamente SIC a ponte singolo. Personalmente propendo per una canna ad azione di punta che mi dà la sicurezza che mi serve sulle ferrate distanti o su quelle più deboli.
Per quanto riguarda il mulinello uso una taglia 1000 o 1500 con un rapporto di recupero di 5,9:1 con una buona riserva di trecciato 0,10 in Deenema che mi assicura:
- zero elasticità (il nylon si allunga di quasi un terzo della sua lunghezza) = ferrate più immediate.
- diametro contenuto = zero attrito sugli anelli in Silicio-carburo = lanci più lunghi con pesi esigui.
- assenza memoria = più morbido per una presentazione naturale e convincente.
Poi dici spinning... e pensi artificiali! Vediamoli quindi in dettaglio.
Si dividono in quattro grandi categorie:
Una tecnica che fa dell'unicità e della comodità del proprio ecosistema, che sia cava artificiale o laghetto naturale, il proprio marchio di fabbrica.
Infatti considerando gli attrezzi da noi utilizzati , le abitudini alimentari e il comportamento stagionale della trota all'interno dello specchio d'acqua ci accorgiamo di quanto questa disciplina necessiti di una continua attenzione (e reazione) ai suoi diversi mutamenti tanto più repentini, tanto più esigue le dimensioni dello spot.
Quindi analizzeremo in dettaglio proprio questi tre macro-aspetti in modo completo per ottenere lo strike in ogni situazione.
Attrezzatura:
Eccoci davanti ad una rastrelliera con una miriade di canne da pesca, poco sotto una pletora di mulinelli di varie grandezze (e vari prezzi), alle spalle del commesso migliaia di rocchetti numerati e, dietro di noi, una varietà incredibile (e forse inutile) di coloratissimi pesciolini di plastica. Questo è il quadro che si presenta ad ogni buon pescatore all'interno di un negozio specializzato.
Ma cosa scegliere? Sicuramente un equipaggiamento leggero.
La base di una attrezzatura universale si compone di una canna sui 210-240 cm. che lanci non oltre i 15 grammi dotata di anelli obbligatoriamente SIC a ponte singolo. Personalmente propendo per una canna ad azione di punta che mi dà la sicurezza che mi serve sulle ferrate distanti o su quelle più deboli.
Per quanto riguarda il mulinello uso una taglia 1000 o 1500 con un rapporto di recupero di 5,9:1 con una buona riserva di trecciato 0,10 in Deenema che mi assicura:
- zero elasticità (il nylon si allunga di quasi un terzo della sua lunghezza) = ferrate più immediate.
- diametro contenuto = zero attrito sugli anelli in Silicio-carburo = lanci più lunghi con pesi esigui.
- assenza memoria = più morbido per una presentazione naturale e convincente.
Poi dici spinning... e pensi artificiali! Vediamoli quindi in dettaglio.
Si dividono in quattro grandi categorie:
● Rotanti: Sicuramente la storia dello spinning, ma non per questo sinonimo di infruttuoso. Anzi... a patto di seguire poche, semplici regole. L'uso di questo artificiale è forse uno dei più semplici. Recupero regolare per assicurare la giusta rotazione della paletta e concedere al pesce di sapere l'esatta posizione nel quale si andrà a trovare l'artificiale. Ma quali scegliere? Sicuramente la pesca alla rainbow trout non vuol dire pesca pesante. Questo significa pesi non oltre i 10-15 gr. da scegliere preferibilmente nei modelli dotati di cavalierino perché più facili da far entrare in rotazione senza l'aiuto della corrente e perché più aerodinamici e quindi lanci più lunghi con la paletta che si può piegare sul filo in fase di lancio. Personalmente riservo i rotanti con paletta direttamente collegata all'anima in acciaio al periodo della riproduzione (vedi comportamento) nel quale non necessito di lanci lunghi e posso presentare un “boccone” più compatto e quindi più invitante su trote apatiche. I colori sui quali mi oriento sono principalmente legati a due categorie, riflettenti e fluorescenti. I primi da utilizzare in acqua particolarmente pulita in abbinato ad una giornata soleggiata; i secondi in giornate con scarsa luminosità o acqua torbida e, spesso (e vale per tutte le categorie di artificiali), in grado di irritare le trote specialmente in periodo di “riproduzione”.
● Plugs: Due modelli su tutti flat minnow e lipless e una peculiarità in comune per spiegare la scelta, la gittata. I primi, grazie al loro corpo più affusolato e alla paletta davvero esigua, possiedono una forma davvero slanciata capace di raggiungere le trote che stazionano a largo. Dicasi lo stesso per i lipless come, ad esempio, il modello filibustiere ed il suo rollio natatorio molto catturante.
I canonici 7 cm. è la misura massima da diminuire in caso di trote apatiche anche fino ad arrivare ai micro da 3,5 cm. letali nei primi mesi dell'anno sotto riva. In questo caso usare un attrezzo più sensibile con una potenza tra 2 e 10 gr. ci permette di percepire meglio il movimento dell'artificiale e dare meno adito alla trota di avvertire resistenza in particolare su abboccate scarse. Per quanto riguarda la profondità di nuoto, utilizzo plughi che lavorino tra il metro e il metro e mezzo soprattutto nel periodo autunnale.
I canonici 7 cm. è la misura massima da diminuire in caso di trote apatiche anche fino ad arrivare ai micro da 3,5 cm. letali nei primi mesi dell'anno sotto riva. In questo caso usare un attrezzo più sensibile con una potenza tra 2 e 10 gr. ci permette di percepire meglio il movimento dell'artificiale e dare meno adito alla trota di avvertire resistenza in particolare su abboccate scarse. Per quanto riguarda la profondità di nuoto, utilizzo plughi che lavorino tra il metro e il metro e mezzo soprattutto nel periodo autunnale.
● Spoons: La vera gloria dello spinning. Semplici, aerodinamici ma soprattutto di provata efficacia. Scelti nei modelli più piccoli e compatti e tenendosi sui 10 gr. sono una vera rivelazione sulle trote che stazionano in gruppo al centro del lago.
Animandolo con colpetti cadenzati di polso molto spesso arriveremo all'abboccata perfino in fase di caduta, non appena l'artificiale tocca l'acqua e inizia a “sfarfallare” verso il fondo.
Ma è soprattutto la versatilità di questo attrezzo che ci permette di scandagliare grandi quantità d'acqua a differenti quote e con una precisione direttamente proporzionale alle capacità di lancio del singolo pescatore.
Animandolo con colpetti cadenzati di polso molto spesso arriveremo all'abboccata perfino in fase di caduta, non appena l'artificiale tocca l'acqua e inizia a “sfarfallare” verso il fondo.
Ma è soprattutto la versatilità di questo attrezzo che ci permette di scandagliare grandi quantità d'acqua a differenti quote e con una precisione direttamente proporzionale alle capacità di lancio del singolo pescatore.
● Gomma: Paragonabile al jolly del burraco o a quell'asso di cuori che entra all'ultimo per una scala reale (per chi è avvezzo di poker), questi piccoli corpi gelatinosi che vanno sotto il nome di grubs, mini tubes o worms sono davvero letali nei mesi della frega quando, a due passi dalla riva, le trote si divertono a far impazzire il lanciatore senza il minimo cenno di interesse al convenzionale metallo o legno che sia.
Se riflettiamo un attimo sulla vita della trota allevata, in particolare sul metodo di alimentazione di quest'ultime, capiamo come un boccone che cade in acqua lentamente e raggiunge il fondo ondeggiando (come il pellet con il quale si nutrono nella vasche d'allevamento) sia molto più rassicurante e di facile predazione rispetto ad un pesce guizzante dal colore improbabile.
Scegliendoli nelle misure fino ad un massimo di 2 pollici (circa 5 cm.) e equipaggiati con teste piombate fino a 10 gr. (più leggere per una presentazione più naturale) potremo contare su un'esca che, fatta saltellare sul fondo in maniera regolare, risulterà sicuramente vincente su trote molto apatiche e ci garantirà qualche cattura extra.
Ho potuto osservare come in particolare il colore bianco (o comunque chiaro) sia molto fruttuoso in special modo, ma questo vale per la gomma in genere, su trote di taglia perché, forse per istinto di conservazione, più propense ad abboccare a esche innovative e non alle solite esche che impongono una notevole pressione di pesca sullo spot.
Se riflettiamo un attimo sulla vita della trota allevata, in particolare sul metodo di alimentazione di quest'ultime, capiamo come un boccone che cade in acqua lentamente e raggiunge il fondo ondeggiando (come il pellet con il quale si nutrono nella vasche d'allevamento) sia molto più rassicurante e di facile predazione rispetto ad un pesce guizzante dal colore improbabile.
Scegliendoli nelle misure fino ad un massimo di 2 pollici (circa 5 cm.) e equipaggiati con teste piombate fino a 10 gr. (più leggere per una presentazione più naturale) potremo contare su un'esca che, fatta saltellare sul fondo in maniera regolare, risulterà sicuramente vincente su trote molto apatiche e ci garantirà qualche cattura extra.
Ho potuto osservare come in particolare il colore bianco (o comunque chiaro) sia molto fruttuoso in special modo, ma questo vale per la gomma in genere, su trote di taglia perché, forse per istinto di conservazione, più propense ad abboccare a esche innovative e non alle solite esche che impongono una notevole pressione di pesca sullo spot.
Un ultima considerazione, se il nostro obiettivo è il catch & release consiglio di usare ami singoli o, come sono solito usare, ami doppi derivati magari da un'ancoretta con le due punte a meno di un centimetro di distanza l'una dall'altra. Questo permetterà una rapida slamatura, minori ferite per il pesce ma mantenendo comunque una buona facilità di allamare la preda e, se montato con le punte verso l'alto su un plug, anche un notevole effetto antialga.
Abitudini alimentari:
Un errore comune che spesso si commette preparando una battuta di pesca risiede nell'assetto mentale con il quale ci avviciniamo ad essa. Si tende, infatti, a sottovalutare il comportamento della trota etichettandolo come “uguale a tutte le altre”.
Ma, pur essendo uguale nell'aspetto, non lo è nel comportamento. Facendo un passo indietro, la trota che ci troviamo nel guadino è venuta al mondo forzatamente, in una vasca di cemento armato insieme a centinaia di fratelli stipati l'uno sull'altro. Se poi consideriamo che nella maggior parte dei casi è stata nutrita con mangime di tipo estruso o pellets lanciato in mezzo al branco oppure, in casi particolari, con carotenoidi di origine artificiale o farina di crostacei (come la trota salmonata che non è una specie diversa come molti pensano), tutto ciò definisce, forse per abitudine o per istinto di sopravvivenza, un comportamento estremamente gregario il che ci garantisce diverse catture su uno stesso branco, in uno stesso punto. Lo stesso vale per il modus usato per cibarsi che risponde a logiche differenti rispetto alle cugine allo stato brado. Un comportamento ampiamente dimostrato in un bacino lacustre si può osservare in presenza di vento quando quest'ultimo spinge le sostanze nutritive e microorganismi dei quale si cibano verso la sponda sopravento consegnandoci un notevole vantaggio. Conosciuta ai più come la “regola del vento” ha l'ulteriore beneficio di ri-ossigenare l'acqua rendendole più attive e propense ad abboccare rimescolando diversi strati d'acqua a diverse temperature. Chiaro segno di presenza sono ovviamente le bollate da non sottovalutare che rispondono a molti nostri interrogativi.
Altri punti che potrebbero nascondere qualche iridea sono in prossimità di quella sorta di bocchettoni che gettano acqua. Servono per ossigenare e rimescolare le acque e spesse volte, tenendo conto della stagione e della loro posizione, le trote trovano conforto li intorno.
Un errore comune che spesso si commette preparando una battuta di pesca risiede nell'assetto mentale con il quale ci avviciniamo ad essa. Si tende, infatti, a sottovalutare il comportamento della trota etichettandolo come “uguale a tutte le altre”.
Ma, pur essendo uguale nell'aspetto, non lo è nel comportamento. Facendo un passo indietro, la trota che ci troviamo nel guadino è venuta al mondo forzatamente, in una vasca di cemento armato insieme a centinaia di fratelli stipati l'uno sull'altro. Se poi consideriamo che nella maggior parte dei casi è stata nutrita con mangime di tipo estruso o pellets lanciato in mezzo al branco oppure, in casi particolari, con carotenoidi di origine artificiale o farina di crostacei (come la trota salmonata che non è una specie diversa come molti pensano), tutto ciò definisce, forse per abitudine o per istinto di sopravvivenza, un comportamento estremamente gregario il che ci garantisce diverse catture su uno stesso branco, in uno stesso punto. Lo stesso vale per il modus usato per cibarsi che risponde a logiche differenti rispetto alle cugine allo stato brado. Un comportamento ampiamente dimostrato in un bacino lacustre si può osservare in presenza di vento quando quest'ultimo spinge le sostanze nutritive e microorganismi dei quale si cibano verso la sponda sopravento consegnandoci un notevole vantaggio. Conosciuta ai più come la “regola del vento” ha l'ulteriore beneficio di ri-ossigenare l'acqua rendendole più attive e propense ad abboccare rimescolando diversi strati d'acqua a diverse temperature. Chiaro segno di presenza sono ovviamente le bollate da non sottovalutare che rispondono a molti nostri interrogativi.
Altri punti che potrebbero nascondere qualche iridea sono in prossimità di quella sorta di bocchettoni che gettano acqua. Servono per ossigenare e rimescolare le acque e spesse volte, tenendo conto della stagione e della loro posizione, le trote trovano conforto li intorno.
Comportamento stagionale:
Piccoli o grandi che siano anche i bacini artificiali, come gli esseri umani, subiscono il mutamento delle stagioni e, con loro, la fauna che li popolano.
Partiamo dall'inizio della stagione “utile” in questi ambienti:
Piccoli o grandi che siano anche i bacini artificiali, come gli esseri umani, subiscono il mutamento delle stagioni e, con loro, la fauna che li popolano.
Partiamo dall'inizio della stagione “utile” in questi ambienti:
Autunno: Nel primo periodo subito dopo il torpore estivo, l'acqua inizia a raffreddarsi fino a raggiungere l'optimum termico compreso tra i 14 e i 18 °C durante il quale la trota trova le condizioni ideali per svilupparsi ed accrescere la propria massa corporea (condizione che ritroveremo poi in primavera).
Tutto ciò comporta lo spostamento del branco dal fondo alla superficie stazionando entro i primi 50 cm – 1 metro mantenendosi però a distanza dalla riva, in branco al centro del lago.
Tutto ciò comporta lo spostamento del branco dal fondo alla superficie stazionando entro i primi 50 cm – 1 metro mantenendosi però a distanza dalla riva, in branco al centro del lago.
Inverno: Richiamati dall'istinto della riproduzione (ma solo richiamati perché le femmine non riescono a deporre in modo naturale in cattività) il branco si avvicina al sotto sponda, rimanendo incollato sul fondo. Questo è il peggior periodo per la maggior parte degli spinners che lo etichettano come infruttuoso. In realtà con le giuste accortezze (vedi attrezzature) può essere molto redditizio perché le trote sono davvero a tiro e rispondono particolarmente bene ad esche di reazione che invadono il loro letto di frega.
Primavera: O “magica primavera”. Aggressive, attive sono tutti aggettivi che si sposano perfettamente con le trote di questo periodo. Per lo più stazionarie nella fascia mediana del lago, che per la maggior parte delle cave vuol dire tra i 2 e i 3 metri, possono anche spostarsi di quota in quanto la mattina l'acqua sarà a temperature prossime a quelle autunnali mentre con l'avanzare delle ore l'acqua assumerà caratteristiche estive spingendo le trote a trovare refrigerio nei punti più profondi quasi prossime al fondo ma sempre vivaci e propense all'abboccata.
Estate: Nei laghi di montagna le possiamo trovare ancorate sul fondo immuni anche alle stimolazioni più convincenti. Quindi si deve tentare con esche che possano permanere a lungo su un dato luogo e possano battere con precisione tutte le buche ed anfratti dove è più probabile avere uno strike. Penso in primis alla gomma davvero universale anche, perché no, su predatori diversi dalla rainbow.
Questa panoramica vuole essere una guida abbastanza schematica alla pesca di un pesce che, nonostante sia venuto al mondo per il nostro divertimento o per il nostro piacere culinario, merita rispetto. Quindi se il nostro obiettivo è una foto per riconsegnarlo al “suo ambiente” cerchiamo di liberarlo nelle migliori condizioni possibili perché non c'è onore nel ferire una creatura che ci ha donato un momento cosi emozionante.
Detto ciò non vi rimane che raccogliere il vostro equipaggiamento ed affrontare questo predatore.
Detto ciò non vi rimane che raccogliere il vostro equipaggiamento ed affrontare questo predatore.
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